GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DANZA 2016 – il messaggio di Lemi Ponifasio

Il 29 aprile si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale della Danza, a cura dell’International Theatre Institute.
L’Autore del Messaggio di quest’anno è il danzatore, regista, artista Lemi Ponifasio, dell’Isola di Samoa.  

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KARAKIA
(Preghiera)

Toccare il cosmo
la fonte della nostra divinità
che illumina
il volto degli antenati
per poter vedere i nostri figli

Tessere sopra a lato di sotto
unire tutti all’interno
della nostra carne, delle nostre ossa
e della nostra memoria

La Terra gira
gli esseri umani migrano in massa
le tartarughe si riuniscono in silenziosa preparazione
il cuore è ferito

Danziamo
un movimento d’amore
un movimento di giustizia
la luce della verità

Traduzione di Roberta Quarta a cura del Centro Italiano dell’International Theatre Institute

La Giornata Mondiale del Teatro festeggia il suo 54esimo anniversario con Anatòlij Vasìl’ev

Anatolij Vassiliev 2

C’è bisogno di teatro?
Lo chiedono migliaia di operatori teatrali delusi e milioni di spettatori annoiati.
Perché ne abbiamo bisogno?
In anni in cui la scena è così insignificante al confronto con ciò che succede nelle piazze    delle città e nelle regioni ove si consumano le vere tragedie della vita.
Cosa è per noi il teatro?
Palchi dagli stucchi dorati, poltrone di velluto, quinte polverose, voci impostate; ovvero, al contrario, scatole nere, imbrattate di sporcizia e di sangue, ammassi di corpi rabbiosi e nudi.
Cosa può dire il teatro?
Tutto!
Il teatro può dire tutto.
Sia come gli dei vivono nei cieli; come i reclusi languiscono nelle grotte; come la passione può elevare e l’amore distruggere; come non ci sia spazio per i buoni, e regni l’imbroglio; come ci sia gente che vive nella sua casa, mentre dei bambini vivono nei campi profughi, e altri sono ricacciati nel deserto; come ci si separi dai propri cari. Il teatro può parlare di tutto ciò.
Il teatro è sempre stato e ci sarà per sempre.
Nei prossimi cinquanta, settanta anni, il teatro sarà particolarmente necessario. Perché, di tutte le arti rivolte a un pubblico, è solo il teatro che passa da bocca a bocca, da occhio a occhio, da mano a mano, da corpo a corpo. Il teatro non ha bisogno di un intermediario fra persona e persona. È una parte trasparente dell’universo, né sud, né nord, né oriente, né occidente. Brilla di luce propria, da tutte e quattro le direzioni, immediatamente comprensibile da chiunque, nemico o amico.
C’è bisogno di ogni specie di teatro.
E fra le molte e diverse forme di teatro, quelle arcaiche saranno le più richieste.
Il teatro rituale non ha bisogno di contrapporsi a quello delle civiltà avanzate. La cultura secolare sta perdendo la sua funzione; la cosiddetta informazione culturale subentra di soppiatto alle realtà semplici, ci impedisce di incontrarle.
Il teatro è aperto. L’ingresso è libero.
Al diavolo i gadget e i computer: andate a teatro, occupate le file in platea e in galleria, porgete orecchio alla parola e osservate attentamente le immagini viventi. Davanti a voi c’è il teatro, non consentite che la vostra vita frenetica lo trascuri.
C’è bisogno di teatro di ogni genere.
E solo di un certo teatro non c’è bisogno: il teatro dei giochi politici, della trappola politica, il teatro dei politici, della politica; il teatro del terrore quotidiano, singolo o collettivo; il teatro dei cadaveri e del sangue sulle piazze e nelle strade, nelle capitali e nelle province, fra religioni ed etnie.

Anatòlij Vasìl’ev

(Traduzione dall’originale russo di Marina Deribo e Claudio Facchinelli.
A cura del Centro Italiano dell’International Theatre Institute)  

Do we need theatre?
That is the question thousands of professionals disappointed in theatre and millions of people who are tired of it are asking themselves.
What do we need it for?
In those years when the scene is so insignificant in comparison with the city squares and state lands, where the authentic tragedies of real life are being played.
What is it to us?
Gold-plated galleries and balconies in the theatre halls, velvet armchairs, dirty stage wings, well-polished actors’ voices, – or vice versa, something that might look apparently different: black boxes, stained with mud and blood, with a bunch ofrabid naked bodies inside.
What is it able to tell us?
Everything!
Theatre can tell us everything.
How the gods dwell in heaven, and how prisoners languish in forgotten caves underground, and how passion can elevate us, and how love can ruin, and how no-one needsa good person in this world, and how deception reigns, and how people live in apartments, while children wither in refugee camps, and how they all have to return back to the desert, and how day after day we are forced to part with our beloveds,
theatre can tell everything.
The theatre has always been and it will remain forever.
And now, in those last fifty or seventy years, it is particularly necessary. Because if you take a look at all the public arts, you can immediately see that only theatre is giving us – a word from mouth to mouth, a glance from eye to eye, a gesture from hand to hand, and from body to body. It does not need any intermediary to work among human beings – it constitutes the most transparent side of light, it does not belong to either south, or north, or east, or west –  oh no, it is the essence of light itself, shining from all four corners of the world, immediately recognizable by any person, whether hostile or friendly towards it.
And we need theatre that always remains different, we need theatre of many different kinds.
Still, I think that among all possible forms and shapes of theatre its archaic forms will now prove to be mostly in demand. Theatre of ritual forms should not be artificially opposed to that of “civilized” nations. Secular culture is now being more and more emasculated, so-called “cultural information” gradually replaces and pushes out simple entities, as well as our hope of eventually meeting them one day.But I can see it clearly now: theatre is opening its doors widely. Free admission for all and everybody.
To hell with gadgets and computers – just go to the theatre, occupy whole rows in the stalls and in the galleries, listen to the word and look at living images! – it is theatre in front of you, do not neglect it and do not miss a chance to participate in it – perhaps the most precious chance we share in our vain and hurried lives.
We need every kind of theatre.
There is only one theatre which is surely not needed by anyone – I mean a theatre of political games, a theatre of a political “mousetraps”, a theatre of politicians, a futile theatre of politics. What we certainly do not need is a theatre of daily terror – whether individual or collective, what we do not need is the theatre of corpses and blood on the streets and squares, in the capitals or in the provinces, a phony theatre of clashes between religions or ethnic groups…

Anatòlij Vasìl’ev

Translation from Russian original: Natalia Isaeva